Piccola Storia Semiseria Della Nostra Compagnia
Dal 1960 al 1970, circa, nascono la maggior parte dei componenti della compagnia (non mettiamo date precise per rispetto delle signore facenti parte della stessa perché, come potete vedere facendo due conti, alcune di loro sono negli “anta”). In molti di noi già da piccoli si intravedevano i primi segnali di stranezze tipo piangere e strillare solo in presenza di pubblico tranne calmarsi dopo meritato applauso per l’esibizione, declamare la poesia di Natale vestiti come l’Amleto con tanto di teschio in mano, imitare Lady Macbeth solo per una sbucciatura al ginocchio…Questa enorme mole di talenti, capitanata da Filippo Nicosia, si ritrovò un giorno nel garage dello stesso e decise di dare vita al primo embrione di quella che un giorno sarebbe stata “ A’ Mappina “
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U testamentu da nanna

È LA NOSTRA NUOVA PRODUZIONE

Commedia brillante in tre atti di Domenico Consoli

 

 

 
U Riffanti

Produzione 2009: 'U Riffanti, commedia in tre atti di Nino Martoglio


In ‘U RIFFANTI Martoglio inserisce il fenomeno dell’usura e del lotto clandestino nella logica di una società che coniuga l’illecito col tartufiano e privilegia l’ambiguità celando le trasgressioni dietro la maschera della laboriosità, della mitezza o della povertà. L’azione mistificante tuttavia più che categoria negativa è gusto della rappresentazione, teatralità, espressione di una umanità scaltrita dalla miseria, protesa all’accaparramento della roba, che individua nell’accumulo della ricchezza, abilmente occultata, lo scudo protettivo, il risarcimento di un passato di stenti, il motore del contratto sociale nel quale i sentimenti hanno scarso posto. Con sorridente bonomia, Martoglio indugia sulle ipocrisie e malizie dei suoi personaggi, che per celare una duplicità levantina, già inquisita dal Capuana nelle forme di una più severa ricognizione del reale, circoscrivono la loro esistenza entro i confini di ingegnosi stratagemmi. Il benessere economico, insistentemente perseguito e talora cinicamente carpito, non li affranca però dall’abitudine alla miseria giacchè mantengono quel potenziale di tragica alienazione. È l’ascesa di una piccola borghesia truffaldina che, alienando fabbriche di sogni partoriti da un antico disagio storico ed economico, ha buon gioco sui miseri e gli sciocchi, una mafia paesana non cruenta, astuta e ridanciana, equilibrata e pragmatica, radiografata mediante il riso, “anestesia momentanea del cuore”.

Maria Rita Leotta
 
Teatro.Org